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Novità Editoriale ![]()
Gargiullo B.C. e Damiani R. “Vittime di un amore criminale” FrancoAngeli, 2010
Gargiullo B.C. e Damiani R. “Lo stalker, ovvero il persecutore in agguato” FrancoAngeli, 2008
Gargiullo B.C. e Damiani R. “Il crimine sessuale tra disfunzioni e perversioni” FrancoAngeli, 2008
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Area Clinica (Adulti - Coppia)
L'intervento cognitivo-comportamentale rappresenta, a livello internazionale, uno degli approcci più riconosciuti e di dimostrata efficacia nell'ambito della Evidence Based Mental Health.
Aree di intervento (consulenza, psicoterapia)
Approfondimenti
Indice - L'eziopatogenesi della depressione nella prospettiva cognitivo-comportamentale
L'eziopatogenesi della depressione nella prospettiva cognitivo-comportamentale Tristezza, pessimismo e scoraggiamento sono stati d’animo comuni e costituiscono una naturale reazione a un avvenimento spiacevole, a un evento che comporta una perdita o allo stress. In alcuni casi, il basso tono dell’umore assume dimensioni tali da renderlo estraneo alla comprensione del sentire comune, non più confrontabile con uno stato di tristezza fisiologico. Quando la condizione emotiva di una persona assume una dimensione clinicamente significativa è necessario avere dei criteri diagnostici utili a distinguere gli stati d’animo “normali” da ciò che può essere considerato come una patologia dell’umore. (Dr. Gargiullo S.)
"L'idea di realizzare questo breve lavoro è nata dalla constatazione che molte sono le persone che si lamentano del loro rapporto di coppia e poche, invece, quelle che si preoccupano di affrontare seriamente i nodi che sono alla base delle loro difficoltà relazionali. Uno dei maggiori difetti dell'essere umano è quello di sentirsi vittima delle circostanze addebitando agli altri la responsabilità dei propri fallimenti. E' bene rammentare che i problemi di coppia nascono dall'interazione tra due persone e dall'intreccio di diverse forze (economiche, sociali e psicologiche), ognuna delle quali può produrre un "fisiologico" accumularsi di tensioni. Pertanto, l'impegno a realizzare un rapporto di coppia sano e armonico non solo non consente a nessuno dei due partner di sottrarsi al diritto-dovere di apportare il proprio contributo, ma richiede ad entrambi un reale cambiamento di mentalità, di valori e di costume. L'applicazione delle regole basi di una sana e civile convivenza (rispetto della dignità dell'altro, parità e uguaglianza nel rapporto tra uomo donna, diritto di ciascuno di partecipare alle scelte che riguardano entrambi, riconoscimento del valore di ogni lavoro) potrebbe costituire la premessa per una vita di coppia più serena e soddisfacente" (Dr. Gargiullo B.C.)
Nonostante che dal 1968 (APA, DSM - II) il termine psicopatico sia stato definitivamente cambiato in antisociale, esso (psicopatico) conserva, ancora oggi, abbastanza significato da essere usato normalmente e utilmente (certi atti possono essere solo il prodotto di una personalità psicopatica). Non è un caso, infatti, che il soggetto psicopatico, pur essendo affetto da un “disturbo di personalità” non diagnosticamente definibile, continua a suscitare sgomento e perplessità per la sua singolarità comportamentale (...). (...) gli elementi distintivi del profilo psico-comportamentale della “personalità psicopatica” tracciati da Cleckley (1941): insuccesso inspiegabile (continui fallimenti) e schemi autodistruttivi persistenti; intelligenza tecnica inalterata (non disorganizzata, come nella psicosi); assenza di ansia (mancanza di conflitti emotivi); condotta antisociale persistente ed immotivata; irresponsabilità; bugia patologica (mentire spudoratamente, anche di fronte all'evidenza, senza mostrare alcun segno d'imbarazzo); incapacità di accettare critiche e di far tesoro dell'esperienza; incapacità di amare e di stabilire legami duraturi; reazioni inappropriate o bizzarre all'alcool; mancanza di “insight” (mancanza di comprensione delle conseguenze dei propri comportamenti disadattivi sulla propria vita e su quella degli altri); risposte superficiali e impersonali alla vita sessuale (promiscuità, scarso coinvolgimento emotivo e relazionale); rarità del suicidio (...).
Per maggiori approfondimenti consultare il manuale "Il crimine sessuale tra disfunzioni e perversioni"
Ognuno di noi agisce in base alle proprie convinzioni e ciò significa che i nostri comportamenti e le nostre emozioni sono guidati da ciò che si pensa, si crede e da ciò che ci si aspetta. Ogni persona, quindi, ha un suo modo di rapportarsi con se stesso e con gli altri, che si esprime attraverso un modo “costante” di pensare, sentire ed agire. Dunque, la personalità è uno stile cognitivo e comportamentale, strutturatosi nel tempo attraverso la conoscenza che, è bene precisare, si organizza selettivamente. (...) Il DSM-IV TR (2001) riunisce i disturbi di personalità in tre gruppi (A, B e C).
GRUPPO A (odd-eccentric cluster)
Disturbo paranoide (PPD)Il soggetto paranoide si contraddistingue per una marcata “diffidenza e sospettosità nei confronti degli altri le cui intenzioni vengono interpretate” dal paranoide "come malevoli”(...). Disturbo Schizoide (SPD)L’individuo schizoide è caratterizzato da un “distacco dalle relazioni sociali e da una gamma ristretta di espressioni emotive in contesti interpersonali”(...). Disturbo Schizotipico (StPD)Alle relazioni sociali ed interpersonali deficitarie, tipiche dello schizoide, si aggiungono distorsioni cognitive e percettive (credenze strane o pensiero magico, che influenzano il comportamento; esperienze percettive insolite, incluse illusioni corporee), modo di parlare (es., metaforico, iperelaborato, ecc.) e comportamento e/o aspetto strani ed eccentrici a cui si aggiungono, sospettosità e ideazione paranoide (...).
GRUPPO B (dramatic-emotional cluster)
Disturbo Antisociale (APD)(...) il disturbo antisociale di personalità si contraddistingue per l’incapacità del soggetto, affetto da questo disordine, ad osservare le norme sociali e la sua tendenza a violare costantemente i diritti altrui (...). Disturbo Borderline (BPD)(...) si tratta di una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore e, soprattutto, di una marcata impulsività che la persona manifesta precocemente (entro la prima età adulta) (...). Il Disturbo Istrionico (HPD)(...) il disturbo istrionico di personalità, il cui profilo psico-comportamentale continua a lasciare intravedere una sua stretta connessione con il disturbo isterico, è caratterizzato da un quadro pervasivo di emotività eccessiva, da una ricerca costante di attenzione, da teatralità e suggestionabilità (DSM-IV TR, 2001) (...).
Il Disturbo Narcisistico (NPD)La personalità narcisistica “presenta un quadro pervasivo di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), necessità di ammirazione e mancanza di empatia” (DSM-IV TR, 2001) (...).
GRUPPO C (anxious-fearful cluster)
Il Disturbo Evitante (APD) Il disturbo evitante di personalità si caratterizza per una marcata ipersensibilità al giudizio negativo (critica, disapprovazione, rifiuto, umiliazione, ecc.), che spingono la persona, che ne è affetta, ad evitare tutte quelle situazioni sociali e lavorative che richiedono un significativo contatto interpersonale (...).
Il Disturbo Dipendente (DPD) L’individuo dipendente si riconosce dal suo bisogno di accudimento che lo porta a sottomettersi agli altri e a vivere nell’angoscia costante di separarsi dalle persone per lui significative (...).
Il Disturbo Ossessivo-compulsivo (OCPD) il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità (OCPD) è caratterizzato da esagerata ricerca di perfezionismo e da rigida inflessibilità. La persona, che soffre di questa patologia, è un individuo estremamente attento alle regole, all’ordine, alla precisione (...).
Per maggiori approfondimenti consultare il manuale "Il crimine sessuale tra disfunzioni e perversioni"
Ansia? La tempesta emotiva comincia con questa parola dal significato incerto anche perché essa si confonde con la paura e spesso anche con lo stress. Sull’ansia si sono sentite dichiarazioni tranquillizzanti (“l’ansia è una condizione umana”), accusatorie (“l’ansia è il male del secolo”), angoscianti (“l’ansia produce gravi conseguenze sul nostro organismo”). Comunque, ogni tentativo di definire la sua natura e il suo significato deve tener conto che essa è un fenomeno naturale che viene sperimentato quando l’individuo si sente minacciato nella sua integrità psicologica e fisica. Essa va tenuta distinta dalla paura, in cui la minaccia è reale e la persona può decidere se affrontarla o evitarla. L’ansia, abbiamo detto, origina da una minaccia alla sicurezza della persona e ciò significa che la morte, la vecchiaia e le malattie producono ansia. La si prova anche quando ci si trova di fronte a dei cambiamenti di vita (un nuovo lavoro, il matrimonio, la nascita di un figlio, la separazione, etc.) cioè quando, per vari motivi, si è costretti a lasciare il noto, il certo per affrontare situazioni non sperimentate e quindi sconosciute. Inoltre, l’ansia si manifesta tutte le volte che una persona mette in atto dei tentativi per integrarsi in ambienti diversi da quello in cui è vissuto o non consoni alle sue possibilità e quando i suoi valori e le sue convinzioni entrano in conflitto con quelli dell’ambiente circostante. Ma affinchè l’ansia sia uno sprono per un sano accrescimento e non un blocco paralizzante e, soprattutto, non abbia alcun effetto disgregante sulle capacità cognitive ed affettive dell’individuo è necessario che egli abbia:
■ un atteggiamento positivo verso la vita; ■ una conoscenza realistica delle proprie capacità e dei propri limiti; ■ un insieme di valori e convinzioni non derivanti da un cieco e gretto conformismo; ■ una buona relazione con se stesso e con gli altri; ■ il coraggio di confrontarsi con le opportunità che la vita offre.
Sintomi cognitivi dell’ansia
Uno degli aspetti più paradossali dello stato d’ansia acuta (o reazione di paura) è che la persona facilita inconsapevolmente il verificarsi di quelle situazioni che maggiormente teme, mediante comportamenti disadattivi ed errori cognitivi. Infatti, la paura di un evento spiacevole aumenta la probabilità che ciò possa effettivamente verificarsi. Dunque, una risposta inadeguata, basata su errori cognitivi quali una stima esagerata del grado di pericolo di una data situazione e la sottovalutazione delle capacità della persona di far fronte alla situazione temuta, produce uno stato d’ansia i cui sintomi coinvolgono l’intero organismo:
■ il sistema fisiologico: sudorazione, aumento del battito cardiaco, capogiri, etc.); ■ il sistema cognitivo: anticipazione che “probabilmente accadrà qualcosa di spiacevole”; ■ il sistema motivazionale: desiderio di trovarsi il più lontano possibile dalla situazione traumatica; ■ il sistema affettivo o emotivo: sensazione di terrore; ■ il sistema comportamentale: con il tremore e l’inibizione nel parlare o nel pensare.
1. Sintomi sensoriali-percettivi: ■ mente confusa, oscurata o stordita; ■ gli oggetti sembrano offuscati e distanti; ■ l’ambiente appare diverso e irreale; ■ ipervigilanza.
2. Difficoltà di pensiero: ■ difficoltà nel riuscire a ricordare cose importanti; ■ confusione; ■ incapacità nel controllare il pensiero; ■ difficoltà di concentrazione; ■ distraibilità; ■ blocco; ■ difficoltà nel ragionamento; ■ perdita di obiettività e prospettiva.
3. Sintomi concettuali: ■ distorsione cognitiva; ■ paura di perdere il controllo; ■ paura di non saper fronteggiare le situazioni; ■ paura di ferite fisiche/morte; ■ paura di disturbi mentali; ■ paura di valutazioni negative; ■ immagini visive minacciose; ■ ideazione spaventosa ripetitiva.
Le inibizioni cognitive (arresto selettivo delle varie funzioni) possono interferire con la memoria e produrre, di conseguenza, dei blocchi. L’offuscamento della coscienza, l’oscuramento mentale ed il senso di svenimento rappresentano altri sintomi che possono essere attribuiti all’inibizione cognitiva. Inoltre, il restringimento della coscienza può intensificarsi fino al punto che il soggetto può credere di essere “lì lì per svenire”. Il mistero nelle reazioni di ansia e paura Cosa si nasconde dietro una reazione d’ansia e paura? Perché ogni individuo reagisce diversamente alle medesime situazioni? Per comprendere queste domande è necessario rammentare che le persone, durante uno stato d’ansia acuta, lamentano una serie di sintomi (sudorazione al palmo delle mani, tremori, palpitazioni, sensazioni di soffocamento, etc.) che vengono considerati l’espressione di un’emozione “uscita fuori dal controllo del soggetto” e un’incombente minaccia per la loro salute. Questa modalità di percezione selettiva restringe significativamente la capacità del soggetto a tal punto da far perdere di vista gli elementi di tipo cognitivo, quanto quelli emotivo-comportamentale (personalità), che cooperano allo sviluppo e al mantenimento della crisi d’ansia, nonché alla sua espressione somatica. Il ruolo delle valutazioni cognitive nella interpretazione degli eventi esterni e/o interni del soggetto, in grado di produrre una reazione d’ansia, può essere maggiormente compreso se si considera l’importanza di alcune esperienze che, sebbene non immediatamente rilevabili nel comportamento manifesto (cioè quello osservabile), possa “preparare” l’organismo a reagire a stimoli futuri con reazioni d’apprensione se non di allarme. L’apprendimento, quindi, ricopre un ruolo importante per il pieno sviluppo di questo tipo di comportamento, che può anche non manifestarsi a breve termine (comportamento latente), ma può improvvisamente essere espresso in una fase successiva (periodo critico o evento scatenante). E’ presumibile che l’acquisizione di qualsiasi modello di comportamento dipenda dal fatto che l’organismo, a livello psicologico e a livello neuro-fisiologico, sia come un sistema aperto a qualsiasi influenza ambientale, tale da determinare delle modificazioni comportamentali, fisiologiche ed emozionali (imprinting psico-biologico). Ciò significherebbe che queste modificazioni osservate in situazioni di ansia, possono essere considerate non solo come conseguenze degli stimoli ansiogeni ma, anche e soprattutto, come indici di una particolare personalità, che predispone a reagire in modo più o meno ansioso in determinate situazioni. In conclusione, il ruolo dell’apprendimento riveste carattere d’importanza non solo nel far sì che l’organismo risponda agli stimoli avversivi con una reazione fisiologica “prestabilita”, ma che anche il sistema cognitivo risenta del vissuto esperenziale (condizionamento ambientale). L’interpretazione del pericolo
Di norma le persone sono guidate da un insieme di regole mediante le quali interpretano il proprio comportamento e quello altrui e, soprattutto, valutano le situazioni classificandole pericolose o sicure, dolorose o piacevoli. Purtroppo accade che queste regole si dimostrino inadeguate, se non illogiche, tali da produrre errate valutazioni delle situazioni con conseguenze negative sia a livello emotivo che comportamentale. Ad esempio quando una persona si trova di fronte ad un evento, la sua interpretazione (pericolosa) varierà a seconda del contesto in cui si verifica, in considerazione dell’eventuale danno che ne potrà ricevere e, soprattutto, in base alle capacità che si riconoscerà nel poter fronteggiare detto evento. Questa interpretazione o “costruzione dell’evento pericoloso” si svolge secondo tre fasi ben distinte:
■ Valutazione primaria: considerazione generale a seguito della prima impressione ricevuta per stabilire i passi successivi nella concettualizzazione della situazione e nella risposta complessiva ad essa. ■ Valutazione secondaria: valutazione delle proprie risorse, in termine di disponibilità ed efficacia, per parare o respingere l’eventuale danno. ■ Valutazione del grado di pericolo: in relazione alle risorse esterne disponibili (eventuali alleati).
Da questo tipo di valutazione ne consegue la natura e l’intensità della risposta d’emergenza (lotta, allontanamento o fuga, autoinibizione o blocco, collasso o svenimento).
Le regole e i concetti alla base dell’ansia e della paura
Nella concettualizzazione di un particolare evento, “l’apparecchiatura cognitiva” influenza il “filmato che viene visto: se l’immagine è ampia o stretta, chiara oppure sfocata, precisa o distorta, dipende dal set cognitivo”. Noi, quindi, tendiamo a formulare le nostre conclusioni senza pensare alla validità o meno delle regole e dei concetti che ne sono alla base le quali hanno una considerevole influenza nel farci reagire con ansia o paura alle varie situazioni. Per chiarezza, si riportano alcuni esempi di assunzione in soggetti ansiosi, le cui conseguenze sono l’inibizione e il disagio:
1. “Qualsiasi situazione nuova dovrebbe essere considerata come pericolosa” 2. “Una situazione o una persona sono inaffidabili fino a che non venga dimostrato il contrario” 3. “E’ sempre meglio supporre il peggio” 4. “La mia sicurezza/salvezza dipende dal prepararmi a qualsiasi possibile pericolo” 5. “Non posso affidare la mia sicurezza ad altri, devo garantirmela da solo” 6. “In situazioni per me non familiari devo essere prudente e tenere la bocca chiusa” 7. “La mia sopravvivenza dipende dal mio essere forte e competente” 8. “Gli estranei disprezzano la debolezza” 9. “Mi attaccheranno se mi vedranno debole” 10. “Se sarò attaccato ciò vorrà dire che mi sono dimostrato debole e socialmente inetto”.
Dunque, come decide una persona che una particolare situazione è pericolosa? Quali criteri usa per valutare la gravità del pericolo? Come abbiamo appena detto, inizialmente si avrà una valutazione globale, automatica e rapida dell’intero contesto. L’impressione iniziale della situazione implica il confronto delle proprietà dell’oggetto minaccioso con le proprie forze e capacità. Man mano che si hanno altri sviluppi della situazione, si eseguono ulteriori valutazioni che servono a chiarire la situazione stessa. Prenderà forma, così, un’idea più definita del pericolo e delle capacità di fronteggiarlo. Il grado di mobilitazione e di ansia sarà, pertanto, proporzionale alla valutazione soggettiva del pericolo. Ma, allora, perchè il grado di attivazione varia da individuo a individuo a parità di situazione? Questo processo riflessivo e logico é influenzato da predisposizioni, apprendimenti passati e ricordi. Ma quali sono le regole nei disturbi d’ansia? Le regole sono generalmente condizionali: “se ha luogo un certo evento, avrò risultati avversi”. In tal modo non si tiene conto che l’esito potrebbe essere affatto negativo. Anche nelle fobie le regole sono condizionali e si applicano a situazioni che l’individuo potrebbe evitare con successo: “non sono capace di fronteggiare la situazione”, “se una persona di fiducia è con me può salvarmi”. Alla base si nota una paura causata dagli stessi sintomi, caratteristici dell’ansia. Le ideazioni e i sintomi associati si autoalimentano, così, in un circolo vizioso. I pensieri di morte conducono all’aggravamento dei sintomi che a loro volta sono interpretati come segni di morte imminente. La memoria selettiva sembra essere alla base dell’idea di vulnerabilità che una persona può sviluppare e ciò viene probabilmente influenzato dagli eventi passati relativi ai fallimenti ottenuti e ai pericoli vissuti. In questo caso i successi e la capacità di gestire le situazioni avversive non vengono tenuti in nessuna considerazione. Per la persona che si considera vulnerabile “contano” solo i fallimenti e per nulla i buoni risultati. I processi cognitivi disfunzionaliIl senso di vulnerabilità è evidenziato da certi processi cognitivi disfunzionali che conducono a distorsioni o fraintendimenti:
E’ bene puntualizzare che l’errore logico, essendo correlato ad una inadeguata interpretazione della realtà, costituisce una potenziale fonte di ansia e paura, in quanto rende meno prevedibili, a noi stessi e agli altri, le nostre azioni ed il nostro umore riducendo, così, sia il nostro senso di autoefficienza (bassa fiducia in sè stessi con conseguente valutazione negativa delle proprie disponibilità e risorse nel gestire e affrontare i problemi e le situazioni minacciose) che la possibilità di incidere, in maniera determinante, sulle scelte quotidiane della nostra vita. Le convinzioni errate alla base degli errori logici
Dietro ogni errore logico risiedono delle convinzioni errate, più o meno radicate, nella mente di ognuno di noi. Ogni convinzione, sia essa errata o meno, è il risultato della nostra storia e costituisce una regola che inconsapevolmente applichiamo ogni volta che ci imbattiamo in determinati stimoli, eventi e situazioni. Quanto più siamo consapevoli delle nostre convinzioni, tanto maggiori saranno le probabilità che i nostri pensieri e i nostri comportamenti possano essere liberi ed adeguati. Questa condizione di libertà e di adeguatezza è il presupposto per una mente libera dall’ansia e dalla paura.
ConclusioniE’ stato evidenziato più volte in questo lavoro che i sintomi somatici sono l’espressione più spiacevole dell’ansia. Abitualmente la diagnosi si svolge proprio attraverso l’individuazione dei sintomi allo scopo di definire il disturbo e, di conseguenza, assegnare una cura. Agire su di essi per attenuare lo stato di sofferenza certamente appare l’intervento più opportuno, ma l’ansia non può essere ridotta a dei processi neuro-fisiologici anche se essi ne rappresentano l’aspetto oggettivamente osservabile della malattia. Ma è ormai cosa nota che il sintomo è l’espressione di un disagio e che la persona, proprio attraverso di esso, comunica le sue difficoltà anche se troppo spesso in modo non consapevole. Pertanto, un intervento centrato sul sintomo, pur producendo buoni risultati clinici, sia che si tratti di una terapia farmacologica sia che riguardi tecniche di rilassamento (Training Autogeno, Biofeedback, Tecniche di rilassamento muscolare, etc.), rischia di sottovalutare i contesti, i percorsi storici e, in breve, la personalità dell’individuo e il suo modo di interagire con il mondo circostante. Ignorare gli aspetti psicologici ed esperienziali dell’ansia significa non tener conto di una realtà che, nonostante si cerchi di non considerare, continua a condizionare la vita di una persona mantenendola in uno stato di vulnerabilità. Infatti, il comportamento dell’ansioso spesso si irrigidisce in un atteggiamento di fuga e ciò gli impedisce di aprirsi al possibile e di fargli acquisire nuove modalità comportamentali e cognitive. Piuttosto che riconoscere la causalità dell’esperienza ansia, la persona “preferisce” nascondersi dietro l’impersonalità dei sintomi somatici trincerandosi in un continuo atteggiamento di fuga. Ma poiché è la persona stessa a possedere le risposte ai tanti suoi perché (Perché sto così? Perché mi succede? Perché ora? etc.) è necessario che sia reso capace di divenire consapevole dei nessi dinamici esistenti tra il sintomo e la sua storia personale (eventi, esperienze, conflitti, etc.). In questa ottica, la persona viene considerata come una totalità strutturale e, come tale, non può essere smembrata artificiosamente in un mosaico di parti (fisico, sociale, relazionale, etc.), e il fisiologico e lo psichico vengono integrati nel suo “modo di essere al mondo”.
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