Unità di Analisi e Modificazione del Comportamento

L intervento cognitivo-comportamentale rappresenta, a livello internazionale, uno degli approcci più riconosciuti e di dimostrata efficacia nell ambito della Evidence Based Mental Health.

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“The Anatomy of violence The Biological Roots of Crime” Adrian Raine

“Esiste una diretta correlazione tra anomalie strutturali e funzionali del cervello e comportamento criminale?”
Gli uomini non nascono uguali ed il loro diverso destino, almeno sotto il profilo della propensione alla violenza, non dipende unicamente dalle influenze familiari, sociali ed esperienziali.

Neurocriminologia – 3^ Parte

Risvolti giudiziari, predizione e prevenzione del comportamento criminale

Neurotrasmettitori. In riferimento all’ aggressività ed al comportamento violento, oltre ai fattori genetici e ormonali, meritano particolare attenzione i neurotrasmettitori (o mediatori chimici) fra i quali la serotonina (uno dei più potenti modulatori corporei dell’umore, dell’appetito, del sonno e della percezione della sofferenza, con elevato effetto sul cervello) e la dopamina (controllo delle funzioni cognitive – es., attenzione, memoria e apprendimento – e motorie).

Neurocriminologia – 2^ Parte

Ormoni  [1]. Osservare il comportamento degli adolescenti lascia facilmente dedurre che gli ormoni giocano, in questi soggetti, un significativo ruolo nella condotta sociale. Per esempio, la dominanza (la dominanza è una motivazione di tratto che guida un’ampia varietà di azioni, mentre l’aggressività è una condotta finalizzata) può avere un potente impatto sul comportamento e sul funzionamento sociale ed essere meglio compresa grazie al livello di concentrazione del testosterone (van Honk, Schutteer, Herman e Putman, 2004).

Neurocriminologia – 1^ Parte

Risvolti giudiziari, predizione e prevenzione del comportamento criminale

Abstract: il comportamento criminale e la violenza sono sempre più considerati un problema di salute pubblica mondiale. Un crescente numero di studi scientifici ha messo in risalto l’esistenza di basi neurobiologiche nel comportamento criminale, richiamando l’attenzione dei giudici sulla possibile applicazione delle neuroscienze in ambito penale. È importante, a questo punto, porsi alcune domande. Quali possono essere gli esiti di tali applicazioni nella prevenzione del futuro comportamento criminale e nella tutela della società? Possono essere utilizzate per prevenire la violenza? E quali possono essere i risvolti giudiziari sulle sentenze di condanna a carico dei trasgressori?