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“Viaggio” nella mente criminale

Progetto Realizzato in occasione della Settimana Mondiale del Cervello in collaborazione con Hafricah.NET, partner Dana Foundation ( 13 – 19 Marzo 2017)
“Così come c’è una base biologica per la schizofrenia, per i disturbi d’ansia e per la depressione, anche per le condotte violente sono presenti elementi neurobiologici che ne spiegano le recidive…Credo che i detenuti non sono motivati a cambiare perchè pensano di essere cattivi, malvagi. Ma se il comportamento criminale recidivo venisse reinterpretato come un disturbo, sarebbe possibile rendere i criminali stessi più propensi al trattamento” (Raine A., 2013).

Criminali si nasce o si diventa? Ci sono individui “nati per il crimine”, come titola Mary Gibson un suo lavoro del 2002? Le sole anomalie strutturali e/o funzionali del cervello possono essere dei predittori di una futura delinquenzialità? Che ruolo svolgono i fattori genetici, ormonali, neurotrasmettitoriali e psicofisiologici nel favorire un’antisocialità? E i fattori socio-ambientali ed esperienziali (famiglia, contesto socioculturale, avverse circostanze della vita) quanto incidono nel processo causativo della criminalità?

The Anatomy of violence – The Biological Roots of Crime – Adrian Raine –

Recensione

“Esiste una diretta correlazione tra anomalie strutturali e funzionali del cervello e comportamento criminale?”

Gli uomini non nascono uguali ed il loro diverso destino, almeno sotto il profilo della propensione alla violenza, non dipende unicamente dalle influenze familiari, sociali ed esperienziali.
Da quando la brain imaging ha permesso ai ricercatori di esplorare il cervello dei criminali violenti, comparandolo con quello delle persone “normali”, nuovi orizzonti si sono aperti alla ricerca in campo neurocriminologico, mettendo in risalto l’esistenza di basi neurobiologiche nel comportamento criminale e richiamando l’attenzione dei giudici sulla possibile applicazione delle
neuroscienze in ambito penale.

Psycho Behavioural Profiling

Con il PBP si sposta il tiro e si cambia obiettivo: dall’autore del fatto-reato alla vittima e dal ricercare unicamente cause/moventi di un comportamento violento al ridurre le “opportunità criminali” (escalation e/o recidiva).

Lo Psycho-Behavioural Profiling è, dunque, un’attenta e minuziosa tecnica di indagine psico-comportamentale che parte dalla raccolta delle informazioni (Registrazione Vittimologica), fornite dall’ipotetica vittima, allo scopo di:
– identificare la tipologia di vittima;
– definire la natura del reato;
– valutare l’indice di vulnerabilità e di grave rischio per la vittima;
– delineare il profilo psicocomportamentale dell’aggressore familiare;
– individuare l’indice di pericolosità soggetto violento noto;
– tracciare l’identikit personologico dell’aggressore sessuale estraneo.