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  Novità Editoriale

 

Gargiullo B.C. e Damiani R.

 “Vittime di un amore criminale

FrancoAngeli, 2010

Gargiullo B.C. e Damiani R.

 “Lo stalker, ovvero il persecutore

in agguato

FrancoAngeli, 2008

 

 

Gargiullo B.C. e Damiani R.

“Il crimine sessuale 

tra disfunzioni

e perversioni”

FrancoAngeli, 2008

 

 

 

 

 


Area Evolutiva (Bambini/Adolescenti e Genitori)

 

Equipe

 

D.ssa Rosaria Damiani (Responsabile)

Dr. Stefano Gargiullo

 

 

L'intervento cognitivo-comportamentale rappresenta, a livello internazionale, uno degli approcci più riconosciuti e di dimostrata efficacia nell'ambito della Evidence Based Mental Health.

 

Disordini psicopatologici in bambini e adolescenti

 

Disordini emotivi   Ansia, depressione, fobia scolastica e sociale, fobie specifiche, ansia da separazione, panico, ossessioni e compulsioni.
Disordini comportamentali Disturbo oppositivo-provocatorio, disturbo della condotta, alterazioni del     comportamento limitate al contesto familiare, aggressività e bullismo.
Disordine da Deficit di Attenzione con Iperattività Triade sintomatica (disattenzione, impulsività e iperattività motoria).

Sottotipi (disattenzione predominante; iperattività/impulsività predominante; combinato con disattenzione e iperattività/impulsività).

Comorbidità (DDAI e Disordine della condotta; DDAI e Disordine oppositivo-provocatorio; DDAI e Disordine Bipolare; DDAI e Disordini emotivi).  

Disordini del Comportamento Alimentare Anoressia, bulimia e iperfagia.
Disordine dell'identità sessuale Travestitismo, partecipazione attiva a giochi e/o passatempi tipici del sesso opposto, affermare ripetutamente di essere dell'altro sesso.

 

Genitori

  1. Corsi di Supporto alla Genitorialità

  2. Consulenze Psicologiche

  3. Gestione Famiglie Multiproblematiche

Intervento

  1. Profilo psico-comportamentale e cognitivo (somministrazione testistica, colloqui individuali, osservazione diretta del rapporto interattivo con l'adulto, raccolta d'informazioni con gli adulti di riferimento).

  2.  Intervento psicologico (rivolto al minore, ai genitori o ad entrambi): trattamento psicoterapico in caso di adolescenti  e consulenza psicologica se trattasi di bambini.

  3.  Sostegno e coinvolgimento dei genitori (Parent Training), il cui obiettivo è di favorire la comprensione della problematica emotiva e/o comportamentale del minore (bambino/adolescente), fornire strategie per la sua gestione e modificazione, migliorare la qualità delle relazioni all'interno della famiglia (rinforzare, consolidare e generalizzare ciò che è stato acquisito in studio). Il ruolo dei genitori è essenziale nella prevenzione e nella gestione di una problematica emotiva e/o comportamentale del proprio figlio, tanto da diventare una vera e propria risorsa per il cambiamento.


 

DDAI (Disordine da Deficit dell'Attenzione e dell'Iperattività) o ADHD 

 

Nel 1902 George Still pubblicò sulla rivista scientifica “The Lancet” un articolo in cui descriveva una cinquantina di piccoli pazienti caratterizzati da “eccessiva vivacità e difettoso controllo morale”. In oltre cent’anni di ricerche sono stati compiuti notevoli passi in avanti nella comprensione della sindrome del bambino iperattivo. Nel 1980 il DSM, manuale psicodiagnostico dell’Associazione degli Psichiatri Americani, ha introdotto il termine Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (DDAI), per descrivere questi casi.

Il disturbo è difficilmente individuabile attraverso la somministrazione di test psicologici o l’osservazione del comportamento in ambulatorio. La diagnosi va formulata in base ai dati raccolti, in modo sistematico, tramite interviste e questionari rivolti direttamente ai genitori e agli insegnanti del bambino in esame.

Una valutazione clinica accurata dovrebbe comunque comprendere indagini neuropsicologiche mediante test cognitivi in grado di evidenziare alterazioni a carico del sistema dell’attenzione (in particolare dei processi che servono a mantenere l’attenzione prolungata nel tempo) e delle funzioni esecutive (quelle che consentono di coordinare le azioni complesse necessarie per affrontare compiti nuovi e che richiedono comportamenti non automatici).

Il disturbo sembra avere una componente biologica innata, con forti caratteristiche ereditarie, ma la gravità dei sintomi e la loro persistenza dipendono anche dall’ambiente in cui si trova inserito il bambino.

Gli studi sulle cause biologiche si sono concentrati sull’individuazione di fattori genetici che controllano il funzionamento di alcune sostanze presenti nel Sistema Nervoso centrale (neurotrasmettitori), tra cui la dopamina e la noradrenalina.

La terapia farmacologica determina una significativa riduzione della gravità dei sintomi del DDAI di circa il 50%-75% dei casi. Oltre alla somministrazione dei farmaci, è necessario anche un intervento integrato che coinvolga i genitori, gli insegnanti e il bambino stesso.

Per quanto riguarda le terapie psicologiche, un intervento cognitivo-comportamentali potrebbe aiutare il bambino a produrre una necessaria autoregolazione dell’attenzione (focalizzazione, orientamento e mantenimento) e dell’impulsività (self-control,  gestione della collera, utilizzo di tecniche non aggressive nella risoluzione dei problemi).

Ai genitori vengono proposti percorsi in grado di aiutarli a comprendere le problematiche del figlio, causate dal DDAI, e a gestire i comportamenti difficili (derivanti da disattenzione, iperattività e impulsività) che creano stress e sconforto negli adulti alle prese con bambini affetti da questo disturbo.

 

N.B. Ogni intervento terapeutico per i bambini con ADHD deve essere accuratamente personalizzato, preceduto da una accurata valutazione clinica e seguito con frequenti visite di controllo (almeno mensili).


 

 Autismo

 

Sotto la denominazione “Disturbi Generalizzati dello Sviluppo” (DSM IV-TR) sono raggruppate le seguenti condizioni cliniche:

Disturbo Autistico;

-  Disturbo di Rett;

-  Disturbo Disintegrativo della Fanciullezza;

-  Disturbo di Asperger;

-  Disturbo Generalizzato dello Sviluppo Non Altrimenti Specificato (incluso l’Autismo Atipico).

Queste sindromi sono caratterizzate da una triade sintomatologica comprendente un’alterazione globale delle capacità comunicative, difficoltà valutative nelle interazioni sociali e un repertorio ristretto, stereotipato e ripetitivo di interessi e attività. Da un punto di vista strettamente teorico, non compare, necessariamente, un ritardo mentale associato, anche se, nella realtà clinica, il funzionamento intellettivo presenta, nella maggior parti dei casi, delle particolarità. Sul piano psicopatologico si osserva un’alterazione dell’organizzazione progressiva della personalità, con una capacità d’adattamento alla realtà che varia in funzione delle esigenze dell’ambiente e del grado di abilità del bambino (Dr. Gargiullo S.).

 

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Disturbo della condotta

 

Il Disordine della condotta, che si colloca all'interno dei disturbi  dell’infanzia e della fanciullezza, presenta caratteristiche comportamentali molto simili a quelle della personalità antisociale. In verità, anche il Disturbo da deficit di attenzione/iperattività, caratterizzato da disattenzione, iperattività ed impulsività, ugualmente predispone a questo disturbo nell’adulto.

Dunque, il disturbo della condotta, che ha un esordio prima dei quindici anni di età e che precede e predispone al disturbo antisociale di personalità, è definito da “una modalità di comportamento ripetitiva e persistente in cui i diritti fondamentali degli altri o le principali norme o regole societarie appropriate per l’età vengono violati”.

Già in età prescolare il bambino, affetto da questo disturbo, è aggressivo, distrugge oggetti, colpisce coetanei e genitori senza un vero motivo; crescendo si mostra prepotente, bugiardo, fisicamente crudele con persone ed animali sino ad arrivare, in età adolescenziale, allo scontro fisico con gli altri, a rubare e a scippare, a distruggere la proprietà altrui anche mediante l’incendio, ad assentarsi da scuola senza giustificazione alcuna e ad allontanarsi da casa, all’insaputa dei genitori, per periodi più o meno lunghi (DSM IV TR, 2001). Da questo si deduce che la gravità del comportamento di questi soggetti è proporzionata alla loro età tant’è che, la mancanza assoluta di scrupoli, può spingere un adolescente anche a commettere un grave crimine(...)

(...) la combinazione di crudeltà verso gli animali, piromania ed enuresi notturna, manifestatasi nell’infanzia/adolescenza, predisporrebbe ad un comportamento antisociale grave (triade sintomatologica tipica dello psicopatico). (...)

 

Per maggiori approfondimenti consultare il manuale "Il crimine sessuale tra disfunzioni e perversioni"

 


 

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Ultimo aggiornamento: 30-03-12