Sessuologia
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  Novità Editoriale

 

Gargiullo B.C. e Damiani R.

 “Vittime di un amore criminale

FrancoAngeli, 2010

Gargiullo B.C. e Damiani R.

 “Lo stalker, ovvero il persecutore

in agguato

FrancoAngeli, 2008

 

 

Gargiullo B.C. e Damiani R.

“Il crimine sessuale 

tra disfunzioni

e perversioni”

FrancoAngeli, 2008

 

 

 

 

 


Area Sessuologica

(disordini sessuali e dell'identità di genere, parafilie, ipersessualità compulsiva e sesso estremo)

 

Dr. Bruno C. Gargiullo

D.ssa Rosaria Damiani

 

 

L'intervento cognitivo-comportamentale rappresenta, a livello internazionale, uno degli approcci più riconosciuti e di dimostrata efficacia nell'ambito della Evidence Based Mental Health.

 

Disordini sessuali

e dell’identità di genere

Desiderio ipoattivo, anoressia sessuale, iperfagia sessuale, avversione sessuale, eccitazione (arousal) sessuale femminile e maschile, orgasmo femminile e maschile, eiaculazione precoce, dispareunia e vaginismo, evitamento sessuale.

Parafilie (classiche e atipiche)

Ipersessualità compulsiva (DSM V di prossima pubblicazione) e sesso estremo

Esibizionismo, feticismo, frotteurismo, masochismo, sadismo, travestitimo, clismafilia, bondage, gerontofilia, triolania, parzialismo sessuale, triolagnia, troilismo e triolismo.

 


Approfondimenti

 

Indice

- La promozione della salute sessuale nel mondo: i diritti sessuali

- Le disfunzioni sessuali

Parafilie: nuove categorie diagnostiche

La dipendenza sessuale (sexual addiction): casi di Harold e Andrea (Ipersessualità compulsiva, secondo il  

  DSM V di prossima pubblicazione, nel 2013)

- Fondamenti anatomo-fisiologici dell'apparato maschile


La promozione della salute sessuale nel mondo

 

La World Association for Sexual Health promuove la salute e la qualità della vita sessuale nel mondo mediante lo sviluppo, la promozione ed il supporto sessuologico e dei diritti sessuali.

In tal senso l'azione della WAS prevede, mediante un approccio multidisciplinare, attività giuridiche, azioni applicative, scambi di informazione, idee ed esperienze, sviluppo scientifico basato su ricerche sessuologiche, educazione e clinica sessuale.

 

I diritti sessuali

La dichiarazione del 13° Congresso Mondiale di Sessuologia (Valencia, Spagna, 1997) è stata aggiornata ed approvata dall'assemblea generale dell'Associazione Mondiale di Sessuologia (WAS) il 26 Agosto del 1999 in occasione del 14° Congresso Mondiale di Sessuologia tenutosi ad Hong Kong, Repubblica Popolare Cinese.

 I diritti sessuali sono diritti umani universali basati sulla libertà,  dignità e uguaglianza propri di ogni essere umano. La salute ed il benessere sessuale sono entrambi ritenuti  diritti umani fondamentali.

Pertanto, per assicurare a tutti un “sano” sviluppo sessuale, tali diritti dovranno essere riconosciuti, promossi, rispettati e difesi da tutte le società con ogni mezzo.

La salute sessuale è, quindi, il risultato di un ambiente che riconosce, rispetta ed esercita tali diritti.

 

  1. Il diritto alla libertà sessuale, quale piena espressione del potenziale sessuale di ciascun individuo, esclude tutte le forme di coercizione, sfruttamento ed abuso sessuale in qualsiasi momento e situazione della vita.

  2. Il diritto all'autonomia, all'integrità ed alla sicurezza sessuale del corpo. Questo diritto riconosce a ciascuno individuo la libertà di prendere decisioni autonome, coerenti con l'etica personale e sociale,  riguardanti la propria vita sessuale. Comprende, anche, la capacità di controllo e di piacere del proprio corpo libero da torture, mutilazioni e violenza di qualsiasi tipo.

  3. Il diritto alla privacy sessuale, che lascia piena libertà di decidere come comportarsi nell'ambito della propria intimità, richiama al rispetto dei diritti sessuali altrui.

  4. Il diritto all'uguaglianza sessuale indipendentemente da sesso, genere, orientamento sessuale, età, razza, classe sociale, religione o limitazioni fisiche o emotive. In sintesi, la libertà sessuale è incompatibile con qualsiasi forma di discriminazione.    

  5. Il diritto al piacere sessuale, incluso l'autoerotismo, è alla base del benessere psicofisico di ciascuna persona.

  6. Il diritto all'espressione delle emozioni sessuali. L'espressione sessuale va oltre il piacere erotico o l'atto sessuale. Tutti gli individui hanno il diritto ad esprimere la propria sessualità attraverso la comunicazione, il contatto, le espressioni emozionali e l'amore.

  7. Il diritto alle libere "associazioni sessuali" riconosce ad ognuno la possibilità di sposarsi o meno, di divorziare o di stabilire altri tipi di unioni sessuali responsabili.

  8. Il diritto di prendere decisioni riproduttive, libere e responsabili, comprende il diritto di decidere se avere o meno figli, il numero e l'intervallo di tempo tra i figli, e la scelta dei metodi contraccettivi.

  9. Il diritto all'informazione sessuale, basata sulla conoscenza scientifica.

  10. Il diritto all'educazione sessuale è un processo socioculturale che deve accompagnare la persona per l'intero arco della  sua vita.

  11. Il diritto alla salute sessuale. Un "sano" sviluppo sessuale si realizza  mediante la prevenzione e la cura (assessment, diagnosi e trattamento) di ogni forma di disagio clinicamente significativo.

 

Presentazione e riadattamento a cura di

Bruno C. Gargiullo

Rosaria Damiani

Individual Supporting Members of the WAS

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Le disfunzioni sessuali

 

Classificazione:

-          Disordine dell’interesse/desiderio sessuale.

-          Disordine da avversione sessuale

-          Disordine dell’eccitazione sessuale.

-          Disordine della fase orgasmica.

-          Dolore sessuale.

-          Disordine da evitamento sessuale.

 

Subcategorie:

-          primaria (permanente): presente sin dall’inizio della funzionalità sessuale;

-          secondaria (acquisita): appresa dopo una normale funzionalità sessuale;

-          generalizzata: presente in tutti i contesti;

-          situazionale: limitata a certi tipi di stimoli, situazioni, ecc.

 

Per maggiori approfondimenti consultare il manuale "Il crimine sessuale tra disfunzioni e perversioni"

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Parafilie: nuove categorie diagnostiche

 

La nuove categorie diagnostiche, “definite” da B.C. Gargiullo, in base alla sua esperienza clinica, sono state accettate dai Comitati Scientifici della World Association for Sexology (WAS) e dalla Società Italiana di Andrologia (SIA) e relazionate ai Congressi di Montreal (Canada – XVII World Congress of Sexology – July 10-15, 2005) e di Arzachena (Italia – XII Congresso Nazionale della Società Italiana di Andrologia – Ottobre 1 – 4, 2005):

 

   Parzialismo sessuale: attenzione esclusiva ed eccitazione sessuale per una determinata parte del corpo (es., ano, bocca) (...)

   Triolagnia (dal greco: lascivo, lussurioso): lo spingere la propria partner (...) ad avere rapporti sessuali con altri uomini (...)

   Triolania (dal latino: dilaniare, lacerare): il procurare partner occasionali alla propria donna (...) 

   Triolania psichica: il consentire alla propria partner di avere rapporti sessuali con altri uomini (...)

   Triolania telefonica: il sollecitare la propria partner, (...), a telefonare ad un suo corteggiatore (...)

   Triolismo: l’eccitarsi e l’avere rapporti sessuali in presenza di uno spettatore (...)

   Troilismo: l’avere rapporti sessuali in presenza di un’altra persona (...)  

 

Per maggiori approfondimenti consultare il manuale "Il crimine sessuale tra disfunzioni e perversioni"

 

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La dipendenza sessuale (sexual addiction)

 

Kraft-Ebing descrisse in Psicopatia Sessuale (1886) una condizione patologica della sessualità, oggi accettata da molti clinici, nella quale “l’appetito sessuale è intensificato in misura abnorme al punto da permeare tutti i pensieri e i sentimenti [dell’individuo], da non consentire altri scopi nella vita, da richiedere gratificazione nello stesso modo dirompente dell’estro negli animali, senza ammettere la possibilità di contro-rappresentazioni morali e virtuose, e risolvendosi in una successione impulsiva e insaziabile di godimenti sessuali. […] Questa sessualità patologica è una minaccia per chi ne è vittima, giacché lo mette nel pericolo costante di violare le leggi dello Stato e della morale, di perdere il proprio onore, la propria libertà e perfino la vita”.

Questa condizione clinica viene, attualmente, indicata con termini diversi: dipendenza dal sesso, sessuodipendenza, ipersessualità, sex addiction e sexual addiction (Guerreschi C., 2005 b). Un aspetto ancora da chiarire riguarda il modo di classificare e definire questa condizione: come disturbo ossessivo-compulsivo (compulsività sessuale o comportamento sessuale compulsivo), come disturbo del controllo degli impulsi (impulsività sessuale o comportamento sessuale impulsivo) o come disturbo da dipendenza (dipendenza sessuale)” (Goodman A., 2005).

La Dipendenza Sessuale fu descritta per la prima volta da Orford (1978) definendo i comportamenti appetitivi e consumatori, compresa l’ipersessualità promiscua, una sindrome comportamentale simile alla dipendenza da sostanze psicoattive, malgrado non siano implicate sostanze d’abuso.

A partire dal 1983 Carnes incluse in tale concetto clinico tutte le persone che soffrono di comportamenti ipersessuali ripetitivi, parafilici e non, associati ad una compromissione della volontà ed a conseguenze psicosociali significative (Carnes P., 1983, 1989, 1991). Quindi, il dipendente sessuale sarebbe “un soggetto che instaura una relazione distorta, capace di modificare l’umore, con cose o persone. Passa poi attraverso stadi in cui si ritrae dalla famiglia, dagli amici e dal lavoro. La sua vita segreta diviene più reale di quella pubblica anche a causa di tale doppia identità vive forti sentimenti di vergogna” (Carnes P., 1991).

Successivamente, Quadland (1983) e Coleman (1986) suggerirono il termine clinico di “compulsività sessuale” per descrivere proprio il grado di compromissione della volontà che si manifesta all’interno del quadro comportamentale ipersessuale (Quadland M.C., 1983, 1985; Coleman E., 1986, 1987, 1990, 1992; Black D.W., 1997, 1998). Tuttavia, il DSM-IV TR (2001) definisce le compulsioni come “comportamenti ripetitivi (cioè lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (per es., pregare, contare, ripetere mentalmente delle parole) il cui obbiettivo è quello di prevenire o ridurre l’ansia o il disagio e non quello di fornire piacere o gratificazione. Nella maggior parte dei casi, la persona si sente spinta a mettere in atto la compulsione per ridurre il disagio che accompagna un’ossessione o per prevenire qualche evento o situazione temuti. Per definizione le compulsioni sono chiaramente eccessive e non connesse in un modo realistico con ciò che sono designate a neutralizzare o prevenire. Continua, sempre il DSM-IV TR: “Quando impegnano eccessivamente, alcune attività, come il mangiare (per es., Disturbi dell’Alimentazione), il comportamento sessuale (per es., Parafilie), il giocare d’azzardo (per es., Gioco d’Azzardo Patologico) o l’uso di sostanze (per es., Dipendenza o Abuso di alcool), sono state definite <<compulsive>>. Comunque, queste attività non vengono considerate compulsioni, come definito in questo manuale, poiché la persona di solito ne trae piacere e può desiderare di resistervi solo per le sue conseguenze deleterie. La compulsione, così definita, non sembra adeguata a descrivere il comportamento che caratterizza la Dipendenza Sessuale, poiché di rado ha lo scopo consapevole di prevenire un evento temuto e “i comportamenti sintomatici nella sindrome sessuale sono in gran parte più complessi e meno stereotipati nelle loro caratteristiche osservabili rispetto ai comportamenti compulsivi tipici (Goodman A., 2005). Nonostante il comportamento ipersessuale (“sballo sessuale”) determini un immediato sollievo (euforia), in un secondo momento subentrano quegli effetti disforici (senso di colpa, vergogna, rimorso) che rinforzano negativamente il ciclo della dipendenza, consolidandolo (Goodman A., 1997).

Barth e Kinder (1987) hanno introdussero, invece, il concetto clinico di “impulsività sessuale o comportamento sessuale impulsivo”, vista l’assonanza di questa sindrome clinica con i criteri diagnostici del Disturbo del Controllo degli Impulsi, che il DSM-IV TR (2001) definisce come “l’incapacità di resistere ad un impulso, ad un desiderio impellente, o alla tentazione di compiere un’azione pericolosa per sé o per gli altri. (…) Il soggetto avverte una sensazione crescente di tensione o di eccitazione prima di compiere l’azione, e in seguito prova piacere, gratificazione, o sollievo nel momento in cui commette l’azione stessa. Dopo l’azione possono esservi o meno rimorso, autoriprovazione, o senso di colpa. Tale definizione sembra caratterizzare con precisione questa sindrome, nonostante, fra alcuni clinici, vi siano pareri contrastanti, legati all’idea di considerare il comportamento sessuale pianificato e non impulsivo, dato il lungo periodo che intercorre tra l’atto sessuale e l’evento scatenante che lo ha stimolato (Pithers W.D., 1990).

Nel 1987, il Consiglio Nazionale sulla Dipendenza da Sesso (NCSA - USA) definì la dipendenza sessuale come un comportamento persistente e crescente messo in atto nonostante la sua pericolosità individuale e sociale. Alcuni clinici, fra cui Carnes (1983; 1991), individuarono tre livelli di dipendenza:

  1.  comportamenti ipersessuali normali, accettabili o tollerabili (eccessive fantasie sessuali, masturbazione ossessiva, relazioni eterosessuali umilianti, sesso per telefono);

  2. comportamenti ipersessuali vittimizzanti per i quali sono previste sanzioni legali (comportamenti ipersessuali in luogo pubblico, telefonate oscene a persone sconosciute, molestie sessuali);

  3. comportamenti ipersessuali con gravi conseguenze per la vittima e per chi li compie (reati sessuali fra i quali stupro e incesto).

Lo stesso Carnes (1983, 1991) evidenziò alcuni corollari per i tre livelli di dipendenza summenzionati:

               presenza , ad ogni livello, di una sensazione dolorosa soggettiva;

               i comportamenti devianti non rappresentano necessariamente una dipendenza;

               i livelli vanno oltre la personalità, il genere e la condizione socioeconomica.;

               i comportamenti ipersessuali, entro un livello e tra i livelli, si rinforzano a vicenda;

               i comportamenti ipersessuali, a qualunque livello, sono “collegati” con comportamenti dovuti ad altre dipendenze.

 

Un’ulteriore distinzione del comportamento ipersessuale venne proposta da Kafka (1994a) il quale ne individuò due varianti: ipersessualità parafilica (parafilie) e ipersessualità non parafilica (disturbi correlati alle parafilie).  Entrambe si caratterizzarono per la presenza di attività, impulsi e fantasie intensamente e sessualmente eccitanti che generano disagio personale e compromissione psicosociale. Esse rappresentano, quindi, delle disregolazioni del desiderio e dell’eccitazione sessuale, da cui deriva un comportamento sessuale di elevata frequenza, accompagnato dalla perdita di controllo degli impulsi sessuali e da una considerevole quantità di tempo trascorsa in attività e fantasie sessuali che conducono a conseguenze negative (personali ed interpersonali). Sempre secondo l’Autore, la differenza tra le due varianti dipenderebbe da ciò che viene ritenuto socialmente accettabile o deviante. Il segno distintivo della disinibizione sessuale “non parafilica” è la compromissione della volontà, intesa come quantità di tempo impiegata in impulsi, fantasie ed attività non relazionali e come conseguenze personali e psicosessuali sfavorevoli (masturbazione compulsiva, promiscuità protratta, dipendenza dalla pornografia, dipendenza dalle telefonate erotiche, cybersex, incompatibilità grave del desiderio sessuale). Seguendo il modello offerto dal DSM, Kafka propose tre criteri diagnostici per i disturbi del comportamento ipersessuale non parafilico:

      “Criterio A: durante un periodo di almeno sei mesi fantasie, impulsi sessuali e comportamenti ricorrenti ed intensamente eccitanti sessualmente, che compromettono aspetti culturalmente normativi dell’espressione sessuale, aumentano di frequenza o di intensità tale da interferire con l’espressione dell’attività affettuosa reciproca;

       Criterio B: le fantasie, gli impulsi sessuali o i comportamenti causano un disagio clinicamente significativo o una compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre importanti aree;

      Criterio C: le fantasie, gli impulsi sessuali o i comportamenti non si verificano durante un episodio di un’altra condizione psichiatrica primaria sull’Asse I, di abuso di sostanze psicoattive o di una condizione medica generale” (Manzato E. e coll., 2005).

 

In conclusione, Orford (1978) osservò che la descrizione della propria esperienza soggettiva, fornita dai pazienti che soffrono di Dipendenza Sessuale, è qualitativamente simile a quelle fornite dai pazienti tossicodipendenti. Goodman (1995a) estese tale concetto mettendo in rilievo altri aspetti caratteristici:

      un decorso tipico – il disturbo inizia regolarmente nell’adolescenza o nella prima maturità e poi si cronicizza, con remissioni e peggioramenti;

      aspetti comportamentali – riduzione del repertorio comportamentale, persistenza del comportamento nonostante conseguenze dannose;

      esperienza soggettiva della condizione – senso di bramosia, preoccupazione ed eccitazione durante l’attività preparatoria, alterazioni dello stato d’animo provocate dal comportamento, senso di perdita del controllo;

       sviluppo progressivo della condizione – la bramosia, la perdita del controllo, la riduzione del repertorio comportamentale e la pericolosità delle conseguenze tendono tutte ad aumentare con il prolungarsi della condizione;

      esperienza di tolleranza (assuefazione) – quando il comportamento viene ripetuto, la sua capacità di produrre effetti di rinforzo tende a diminuire;

       esperienza di fenomeni da astinenza – disagio psicologico e/o fisico quando il comportamento viene interrotto;

       tendenza alle ricadute – ossia tornare a modelli dannosi di comportamento dopo un periodo di astensione o di controllo;

       rapporto tra la condizione e altri aspetti della vita dell’individuo – ad esempio, negligenza verso altre aree della vita quando il comportamento diventa prioritario;

       temi ricorrenti nelle modalità di rapporto con gli altri e con se stessi degli individui in queste condizioni – tra cui scarsa autostima, egocentrismo, diniego, razionalizzazione e conflitti riguardanti la dipendenza e il controllo (Goodman A., 2005).

 

 Sulla base di quanto è stato scritto, la Dipendenza Sessuale può essere definita come una condizione nella quale una certa forma di condotta sessuale, orientata sia a produrre piacere sia ad alleviare “affetti” dolorosi, viene attuata secondo uno schema caratterizzato da due elementi chiave:

1.        la ricorrente incapacità di controllare il comportamento sessuale;

2.        la persistenza del comportamento sessuale nonostante le significative conseguenze dannose.

 

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Per una maggior comprensione di tale fenomeno si riportano tre casi tratti da Goodman (2005).

 

§         Harold

Harold, un abile funzionario di circa trentacinque anni, bello, atletico, intelligente e simpatico, sembrava destinato a una carriera molto brillante. Il suo tallone d’Achille era, come egli stesso diceva, la sua <<debolezza per il gentil sesso>>. Spesso le donne lo trovavano attraente, e quando una donna gli faceva capire di essere interessata a lui sessualmente, Harold era incapace di resistere o, per essere più precisi, si scopriva incapace di volere resistere. Si percepiva quasi come una vittima, come se fosse trascinato sessualmente dalle donne contro la propria volontà. Non si rendeva conto che il suo modo di scherzare con le donne assomigliava a un corteggiamento e che il suo atteggiamento generale era seduttivo e invitava le donne ad avvicinarlo sessualmente. La ragazza con cui aveva avuto una relazione al college lo aveva lasciato perché aveva ripetutamente mancato alla promessa di smettere di correre dietro alle donne. L’azienda per la quale lavorava aveva affittato un appartamento in città in modo che egli potesse trattenervisi quando lavorava fino a tardi. Ma Harold cominciò ad usare l’appartamento per incontri sessuali a mezzogiorno e la sua pausa pranzo diventò sempre più lunga. Il suo rendimento lavorativo, precedentemente molto alto, cominciò a peggiorare ed egli non ricevette la promozione che si aspettava. Harold era convinto di essere stato scavalcato perché il suo diretto superiore, che riteneva geloso dei suoi successi con le donne, aveva parlato male di lui nelle alte sfere. Il direttore generale, che per lui era anche un mentore, lo avvertì che rischiava di perdere il lavoro se non riusciva a tenere separati affari e piacere. Harold decise allora che avrebbe cambiato vita e per sei settimane fece sesso soltanto con la sua ragazza. Ma una volta che era fuori città per lavoro e aveva appena finito di pranzare con i colleghi dopo una difficile trattativa andata a buon fine, disse che il vino lo aveva rilassato, ma aveva mal di collo e la schiena ancora rigida. Quando la sua segretaria si offrì di massaggiargli la schiena, Harold accettò l’offerta senza pensarci un momento, e i due finirono a letto insieme. Tornato in città, Harold continuò gli incontri sessuali con la segretaria. Ma costei si accorse che Harold si vedeva anche con un’altra donna che lavorava nell’ufficio e cominciò a pressarlo per  avere una relazione esclusiva. Quando Harold la respinse, la donna gli fece causa per molestie sessuali e lui venne licenziato immediatamente”.

  

§         Andrea

Andrea, avvocatessa specializzata in diritto marittimo, prossima ai quarant’anni, viaggiava spesso proprio per la sua competenza in un campo legale specifico. A vent’anni si era sottoposta a un trattamento per depressione e bulimia e non aveva più avuto esperienze di abbuffate o di purghe; tuttavia, continuava ancora a fare ogni giorno esercizi fisici e a preoccuparsi per il proprio corpo. La depressione cronica si era trasformata in un’alternanza irregolare tra una disforia irrequieta e irritabile e una vivacità coattiva che confinava con l’ipomania. Dopo aver vissuto dalla fine dell’adolescenza  fino ai trent’anni tutta una serie di relazioni caratterizzate da violenza, Andrea decise di rimanere da sola, e questa decisione era rinforzata dal suo stile di vita itinerante. Quando viaggiava per lavoro, il suo schema tipico consisteva nel lavorare intensamente mattina e pomeriggio e poi la sera andare in un bar e trovarsi un uomo. Godeva dell’attenzione, del senso di potere e della libertà di non dover vedere quell’uomo una seconda volta. Aveva rapporti sessuali senza alcun tipo di contraccettivo ed ebbe quattro gravidanze interrotte da altrettanto aborti (il primo quando era ancora adolescente) e riusciva sempre a evitare il test per l’HIV. Dopo che una volta venne rapinata da un uomo che aveva rimorchiato, Andrea decise di smettere di correre tali rischi. Nei successivi quattro viaggi di lavoro non ebbe alcuna avventura sessuale, anche se durante le serate si era sentita talmente tesa e irrequieta da pensare che sarebbe esplosa. Al quinto viaggio non riuscì più a sopportare la tensione e riprese lo schema consueto. Venne ancora una volta derubata e poi violentata. Ma non andò alla polizia, perché si aspettava che l’avrebbero biasimata per aver invitato l’uomo in camera sua. Questa volta la decisione di smettere non resistette per più di due viaggi. Solo dopo il successivo episodio negativo, nel quale venne picchiata con tale violenza da dover essere ricoverata per alcuni giorni, e di conseguenza non fu in grado di assolvere i suoi impegni professionali, Andrea si rivolse a cercare aiuto.

 

Bibliografia

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Fondamenti Anatomo-fisiologici dell'apparato

riproduttivo maschile

 

 

1. Anatomia macroscopica

 

L’apparato genitale maschile è costituito da organi interni (prostata, vescicole seminali, uretra prossimale) ed esterni al corpo (pene ed uretra distale, scroto e testicoli). Sinteticamente, è composto da quattro strutture collegate tra loro sia dal punto di vista anatomico che funzionale (De Groat W.C. e Booth A.M., 1980; Fabbrini A. e Santiemma V., 1992):

-            gonadi o testicoli (organi essenziali alla secrezione interna ed esterna);

-            vie spermatiche;

-            ghiandole annesse alle vie spermatiche;

-            genitali esterni. (vedi figura 1).

Il suo ruolo è duplice e comprende la funzione:

  1. riproduttiva, ovvero produzione ed emissione degli spermatozoi nell'apposito liquido spermatico;

  2. sessuale, ovvero attività di generazione del piacere (ottenibile con la stimolazione di ogni parte del corpo), che trova in questo sistema la struttura di maggiore efficacia ed intensità (AA.VV., 1978).

Figura 1

 

 

Inoltre, detto apparato è controllato dal circuito endocrino specifico (androgeni, in particolare il testosterone) e diencefalico cerebrale (ipofisi), nonché dalla rete nervosa adrenergica (mediatore la noradrenalina e molecole correlate) e colinergica (mediatore l'acetilcolina e molecole correlate). L'equilibrio tra gli stimoli e le inibizioni, indotte dalle due componenti, è fondamentale per una corretta funzione del sistema ma relativamente fragile in quanto influenzabile da numerosi eventi, che possono condizionare seriamente le sue funzioni sia dal punto di vista riproduttivo che sessuale (Blum D., 1997). La sua collocazione, nell'area pelvica dell'addome, lo pone in stretta relazione anche con i circuiti funzionali della nutrizione (intestino e relativi sistemi vascolare e neuroendocrino), del fegato e della milza (Chiou R.K. e coll., 1999).

 

1.2. Il pene

 

- Anatomia

Il pene è costituito da una parte cilindroide (“corpo”) e da una parte conoide (“glande”) (vedi figura 2).

 

Figura 2

 

La struttura principale è di tipo vascolare (rete di vasi ampiamente comunicanti tra loro in cui il volume di sangue e la rigidità della guaina di rivestimento sono le condizioni fondamentali per la costituzione dell'erezione). Il corpo presenta due cilindri laterali (corpi cavernosi), avvolti da una guaina di tessuto fibroso poco elastico (tonaca albuginea), e un cilindro mediano ventrale (corpo spongioso) in cui trova posto l'uretra peniena o spongiosa (Rindi G. e Manni E., 1991).

I corpi cavernosi sono gli elementi erettili, mentre l'uretra (connessa alla vescica ed ai dotti eiaculatori che raccolgono lo sperma dalla prostata, dalle vescicole seminali e dai testicoli) è il canale per l'emissione dell'urina e dello sperma (De Groat W.C. e Booth A.M., 1980).

Il glande costituisce la parte terminale del pene, utile per la sua forma a favorire la penetrazione, con al suo vertice l'apertura uretrale (meato) che serve per l'emissione all'esterno dell'urina (minzione) e dello sperma (eiaculazione).

La cute, con caratteri di elevata elasticità, riveste tutto il corpo per ripiegarsi al terzo distale (quasi al glande) formando il prepuzio che ricopre più o meno completamente il glande e al cui vertice è connesso ventralmente dal frenulo o filetto (Maurice W.L., 1999).

 

1.3. I testicoli, il funicolo spermatico e lo scroto

 

-     Testicoli

I testicoli sono organi di forma ovoidale, contenuti nella borsa scrotale, deputati alla produzione degli spermatozoi ed alla secrezione dell'ormone maschile androgenico (testosterone). La produzione degli spermatozoi avviene nei tubuli seminiferi contenuti nella componente ovoidale del testicolo (“didimo”), mentre la loro prima selezione proviene dalla componente oblunga situata sopra e dietro il testicolo (“epididimo”). La produzione e secrezione del testosterone è a carico di gruppi di cellule interposti tra i tubuli seminiferi (“cellule di Leyding”): la loro attività viene regolata principalmente dall'ormone luteinizzante (LH) prodotto dall'ipofisi. I tubuli seminiferi sono lunghi tubicini che terminano nella rete tubulare dell'epididimo attraverso una rete di convergenza. La loro parete principale è formata da cellule a forma di fiasco (“cellule di Sertoli”), responsabili della nutrizione e della guida alla maturazione degli spermatozoi. Queste cellule sono regolate principalmente dall'ormone follicolo-stimolante prodotto dall'ipofisi, chiamato FSH.

Intorno ad ogni cellula di Sertoli trovano posto, in strati successivi dalla base al vertice verso il centro del tubulo, le cellule germinali primarie ed immature (“spermatogoni”) che provvedono, attraverso la loro continua duplicazione, al rifornimento degli spermatociti dello strato successivo; questi ultimi (“cellule germinali secondarie e parzialmente mature”), per maturazione definitiva, daranno luogo agli spermatozoi dello strato successivo (“cellule germinali terziarie mature”).

Lo spermatozoo, cellula con metà del patrimonio genetico trasmissibile (DNA), è fornito di una coda necessaria alla sua propulsione (centrale energetica mitocondriale) e di un sacco di enzimi litici necessario alla penetrazione nell'uovo. Quando è maturo, in altre parole quando la coda ha una capacità propulsiva sufficiente, esso si stacca dalla cellula di Sertoli e, nuotando in un “velo liquido” posto al centro del tubulo seminifero, raggiunge la rete tubulare epididimale dove viene verificato il suo stato di integrità: tutto il processo di formazione richiede circa 70 giorni, mentre il tempo di sopravvivenza, una volta raggiunto il dotto deferente, è di circa 48 ore.

Gli spermatozoi, che passano il vaglio delle cellule di controllo dell'epididimo, entrano nel dotto deferente, che inizia al termine della coda dell'epidimo (la sua parte inferiore) proseguendo verso il tubulo di convergenza della rete epididimale. Quest’ultimo, che fa parte del funicolo spermatico, consente agli spermatozoi di raggiungere grazie alla loro motilità e soprattutto alla propulsione indotta dalla forte muscolatura liscia del tubercolo stesso, l'uretra prostatica attraverso il dotto eiaculatore. In esso si raccolgono e si mescolano al secreto prostatico e vescicolare in attesa di essere emessi con l'eiaculazione o di essere eliminati qualora invecchino troppo o muoiano per ragioni diverse.

 

- Funicolo spermatico

Il funicolo spermatico, una sorta di cordone che connette il testicolo al resto dell'organismo, è costituito da diversi elementi.

 

1. Vasi:

     -  arteria spermatica (proveniente dalla arteria iliaca interna), che trasporta il sangue al testicolo;

-   rete venosa pampiniforme, che converge nella vena spermatica (in parte connessa con il circuito  venoso pelvico-iliaco interno ed in parte con la vena renale) lasciando defluire il sangue dal testicolo;

-   rete linfatica, che drena la linfa delle strutture testicolari (convergendo poi al plesso linfatico pelvico) e gestisce la reattività di difesa immunitaria del testicolo (Fabbrini A. e Santiemma V., 1992).

2. Nervi:

     -   rete effettrice, che trasporta gli stimoli nervosi “regolativi” della funzione testicolare e vascolare;

-   rete sensoriale, che invia gli stimoli, provenienti dal testicolo, dal funicolo e dalle strutture scrotali, al plesso nervoso pelvico e da questo alle radici nervose lombosacrali della colonna vertebrale (De Groat W.C. e Booth A.M., 1980).

 3. Muscolo cremastere:

    -   formato da fibre provenienti dal muscolo retto addominale e da fibre proprie del funicolo aventi lo scopo di                        determinare la posizione del testicolo nello scroto rispetto all'addome.

 

- Scroto

Lo scroto, detto anche borsa scrotale, è una sacca cutanea mobile rivestita al suo interno da una lamina derivante dal peritoneo addominale (tonaca vaginale), divisa da un diaframma mediale in due logge (destra e sinistra), ciascuna delle quali contiene un testicolo. La tonaca vaginale, che fornisce un elevato grado di sensibilità e reattività allo scroto-testicolare, oltre a proteggere il testicolo, ne garantisce, producendo e riassorbendo un velo liquido, un moderato spostamento all'interno dello scroto ed una moderata ripartizione delle pressioni. Nella parte inferiore lo scroto forma una piega che si connette al testicolo (gubernaculum testis) che lo mantiene in una corretta posizione al suo interno. La dimensione di quest’ultimo è generalmente abbastanza proporzionale a quella dei testicoli anche se in una moderata percentuale di uomini può avere una marcata dimensione. La sua struttura muscolare sottocutanea ne consente l’espansione, in caso di incremento della temperatura con allontanamento dei testicoli dalla cavità addominale, o la sua retrazione, in caso di diminuzione della temperatura stessa con avvicinamento dei testicoli alla cavità addominale: tale meccanismo garantisce la costanza della temperatura funzionale per i testicoli che deve essere di circa 1°C inferiore a quella addominale (Rindi G. e Manni E., 1991).

Lo scroto ed il funicolo spermatico, con la loro muscolatura, producono un processo di retrazione con avvicinamento testicolare all'addome durante l'eccitazione sessuale allo scopo di ridurre la distanza tra la sede di emissione degli spermatozoi (testicolo) e la sede di preparazione dell'eiaculato (uretra prostatica).

 

1.4. La prostata e le vescicole seminali

 

- Prostata

La prostata è una piccola ghiandola ellissosferoidale (diametro trasversale massimo 3 cm, diametri anteroposteriore e vescico-uretrale massimo 2 cm), situata sotto la vescica e anteriormente alla parete dell'intestino retto (ragione per cui è palpabile con l'esplorazione digitale o visibile con l'ecografia a sonda transrettale). In essa passa la prima porzione dell'uretra (uretra prostatica), che nella sua parte iniziale costituisce il collo o imbuto vescicolare. Presenta due lobi laterali simmetrici attraverso i quali transitano le parti terminali dei dotti deferenti e dei dotti eiaculatori in cui terminano i brevi condotti delle vescicole seminali (Scarpe R.M., 1983; Fabbrini A. e Santiemma V., 1992).

La prostata svolge diverse funzioni:

-          attività di difesa dei testicoli e della via urinaria superiore;

-          produzione del liquido spermatico (caratterizzato da diversi enzimi atti a fluidificare lo sperma e a garantire il carburante finale per gli spermatozoi) in collaborazione con le vescicole seminali;

-          degradazione ed eliminazione degli spermatozoi invecchiati che abbiano più di 30 ore dalla loro produzione testicolare.

 

- Vescicole seminali

Le vescicole seminali sono delle piccole sacche (in media 6 cm x 2 cm), annesse ai rispettivi dotti deferenti, che terminano con un breve restringimento (collo), partecipando alla formazione dei dotti eiaculatori. Situate latero-posteriormente ed inferiormente alla vescica, ogni vescicola è costituita da un dotto che si avvolge a spirale e che presenta diverse dilatazioni con funzione secretiva di diverse componenti del liquido spermatico, tra cui:

-          fruttosio (carburante iniziale per gli spermatozoi);

-           proteine gelificanti con funzione conservativa sugli spermatozoi riducendone la mobilità (Fabbrini A e Santiemma V., 1992).

Durante l'attività sessuale e nelle condizioni di eccitazione sessuale, il processo secretorio della prostata aumenta considerevolmente e perfeziona la produzione qualitativa e volumetrica del liquido spermatico, rimescolandolo con il secreto proveniente dalle vescicole seminali e con gli spermatozoi provenienti dai dotti eiaculatori nell'ambito dell'uretra prostatica. Si darà luogo allo sperma preparando l'espulsione rapida dello stesso con l'eiaculazione. Quest’ultima avviene per contrazione rapida dei muscoli lisci della struttura prostatica, coadiuvata dalle contrazioni della muscolatura perineale (Scarpe R.M., 1983; Fabbrini A. e Santiemma V., 1992).

 

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Ultimo aggiornamento: 30-03-12